Basta che poi vi piace LIBERATO

Se non hai capito le foto di Letizia Battaglia, c’è la possibilità che il boomer sia tu.

Spiegone per iniziare

Lamborghini chiede a Letizia Battaglia di scattare delle foto per il capitolo siciliano del progetto With Italy, for Italy: 21 fotografi, uno per regione, ritraggono una Lamborghini in 21 diverse città d’Italia.
Anzi, come specifica la Lamborghini quì:

“ Completing this diverse masterpiece of 20 regions and 20 Lamborghinis is a cameo by the great Letizia Battaglia, one of the most authoritative names in international photography commissioned to produce a special interpretation of her home city, Palermo.”

Accompagnami adesso nel mio viaggio facebookiano iniziato giovedì scorso. Pensalo un po’ come un greatest hits degli smadonnamenti sul web degli ultimi quattro giorni, nel tentativo di riorganizzarli in un racconto organico di senso compiuto.

Vedo il post di Letizia Battaglia

Stimo molto Letizia Battaglia, conosco il suo lavoro.
A me questo progetto di Battaglia piace molto. Lo trovo estremamente sensato, coerente con il suo linguaggio nonostante il marchettone. Anzi, trovo che abbia meravigliosamente strumentalizzato il brand per dire quello che voleva lei. Figata.

Mi sembrano foto uscite da un gioco di ruolo, in cui Letizia diventa dodicenne ed esce il sabato pomeriggio con le sue cugine, che Saro dice che c’è un giro una macchina pazzesca gialla, andiamola a cercare!
Ne scelgo una e la pubblico sul mio canale telegram di cose random che per me vale la pena condividere.

Vedo il post di Lamborghini

Facepalm alla lettura del testo descrittivo del post, abbastanza riduttivo e vagamente markettaro. Non condivido la scelta di ridurre il progetto a due foto. Mi viene da pensare: o una o tutte.
Ma vabbè. Fin qui ancora tutto bene.

Poi inizia la shitstorm

Indinniazione a palate. La cosa che comincia a farmi strano è questa indinniazione la trovo su bacheche di colleghi designer, dentro laboratori di genere, insomma nella mia bolla. E lì mi preoccupo.
Cosa mi sto perdendo? Sono stata colpita da qualche forma di bias?
Ne parlo con la mia BFDF (best friend designer et femminista). Risposta piuttosto neutra, mi ascolta, mi capisce, non condivide a pieno, ma non si scompone più di tanto.

Apro la conversazione su un terreno franco, uno dei pochi gruppifacebook in cui la gente si trova ancora a discutere su temi tensivi, un gruppo di filosofia per la ggente: Amici a amiche di Tlon.

Spiego la situa in un post, racconto che ho trovato due forme di risposta alterata al progetto:

1. sono brutte non le capisco, nessun valore artistico.
E su questo soprassederei, perché vabbè, sulla conversazione a proposito di arte e bello sappiamo bene che dai social tiriamo fuori poco.

2. mercificazione del corpo femminile, per di più infantile.
E qui invece parliamone. Questa seconda posizione mi ha particolarmente colpito, perché l’ho vista comparire su bacheche che appartengono alla mia bolla di gruppi di sinistra, laboratori di genere, gente che lavora con la comunicazione e le immagini, siciliani, amici con cui condivido interessi e vedute.

In circa 130 commenti di conversazione realizzo prima di tutto che ho sottovalutato largamente il primo punto. La questione estetica rimane un cruccio ampiamente condiviso, le foto non piacciono, si fanno commenti sugli aspetti tecnici della fotografia.
Ma l’aggrovigliarsi con il secondo punto spadroneggia, le due questioni si fondono senza soluzione di continuità e se ne aggiungono di nuove: Letizia Battaglia si è venduta, la comunicazione pubblicitaria è sbagliata.
Ne discutiamo, alcuni cambiano idea, altri snobbano il progetto, non lo capiscono. C’è un cortocircuito, ma è una questione pruriginosa, tocca corde già tese.

Nel frattempo mi correggono sulla differenza tra archetipi e stereotipi e aggiungo tasselli al mio modo di vedere il progetto, lo trovo sempre più importante e incendiario, me ne sollazzo.

Fino a che

Tutti i post rimossi. Lamborghini tenta di difendere la scelta, ma lo fa debolmente a mezzo stampa. Letizia Battaglia affranta, è di oggi la sua notizia dell’abbandono dall’incarico di Direttrice del Centro internazionale di fotografia di Palermo.

Ed arriviamo al nocciolo della questione.

Ho iniziato questa quattrogiorni interrogandomi su cosa mi stia perdendo e come il mio sguardo sia condizionato nell’analizzare queste foto. E mentre continuo a farlo, se stai dall’altra parte della corda che sto tirando, prova per un attimo a mollare e a farti venire un po’ di dubbi anche tu.

Pensiamo a questo problemone come ad una cipolla.
La risposta d’altronde, come sappiamo, è sempre la cipolla.
È fatto di talmente tanti livelli problematici e aggrovigliati tra loro, che dove poggi piedi pesti roba.
Proviamo a procedere dall’esterno verso l’interno:
livello estetico — livello artistico — livello simbolico — livello etico

Livello estetico e artistico

Sai chi è Liberato? Se no, tieni un articolo che ne spiega bene l’immaginario iconografico. È un buon esempio di cosa succede con le immagini nel 2020.

“Sono brutte, non le capisco, sono tecnicamente sbagliate, non hanno valore artistico.”
Per fare fotografia di strada d’autore nel 2020 si può ignorare il fatto che esista Instagram e che le dodicenni lo usano?
Se una signora di 86 anni che ha fotografato in bianco e nero per tutta la vita è in grado di leggere e interpretare l’estetica della fotografia di strada contemporanea, uno sforzo puoi farlo anche tu.

“Sono delle pessime foto pubblicitarie.”
Sono d’accordo con te, sorella, ma il punto è che non sono state commissionate come shooting pubblicitario. With Italy, for Italy è una tipologia di operazione pubblicitaria che ormai i brand portano avanti da anni: commissione a diversi artisti, ognuno con il proprio progetto e magari il prodotto in mezzo.
Questo discorso aprirebbe scenari interessanti, ma da approfondire in separata sede: il format del progettone artistico nazional-popolare, forse è invecchiato un po’ male sui social. Ma lascerei morire qui la riflessione, abbiamo altro di cui parlare.

La Lamborghini ha questo bisogno di promuovere, ma Letizia Battaglia non si pone il problema. Letizia Battaglia si fa pagare per mettere la Lamborghini nelle sue foto. Le foto sono controverse per Lamborghini, possono essere perfino controproducenti. Quindi alla Lamborghini o sono molto sprovveduti — e dubito sia questo il caso — o sono molto furbi, perché cavalcano il meccanismo di funzionamento dei social (che di fatto saranno l’unico o comunque il principale canale di diffusione delle fotografie). Vedono il cortocircuito e decidono di promuoversi attraverso quello e non attraverso la rappresentazione fotografica stessa. E questo è un po’ il modo in cui funziona la pubblicità nel 2020.

Livello simbolico ed etico

Io ci leggo un’esposizione dell’iconografia di Instagram e del lusso come scenografia. Le dodicenni che appena passa la Lamborghini si fanno il selfie esistono. Fare fotografia anche su questa cosa mi sembra importante. Soprattutto se la fotografia la fai in strada con loro, se diventi una di loro.

“La Battaglia non avrebbe dovuto vendersi.”
Lavorare per una commissione svilisce la poetica? Non era vero con la chiesa per i bestemmiatori nel 1400, non vedo perché debba esserlo nel 2020 per Letizia Battaglia.

“Le bambine! Nessuno pensa alle bambine?!”
Il problema che ci hanno visto Orlando, associazione di femministe e ordini dei pubblicitari non meglio identificati è una possibilità di stimolare un sopito desiderio maschile per scopi pubblicitari.
Ma il fine di stimolare il desiderio maschile, in queste immagini c’è davvero? il binomio macchina/figa di per sé è sufficiente a cadere in questo gioco? come lo sarebbe un preciso modo di vestire? come le minigonne del Liceo Socrate?

Bambine / ragazzine, non donne, macchina fuori fuoco, estetica amatoriale.
Mi sembra tutto una possibile risposta alla domanda:
“cosa pensa una dodicenne palermitana di una Lamborghini?”
Il preciso contrario del concentrarsi sul:
“cosa pensa chi compra una Lamborghini di una dodicenne palermitana?”
ovvero quello che sta succedendo.

In conclusione per dirla con le parole di Letizia Battaglia:

“Lolite! Hanno detto lolite! […] Ma è lo sguardo degli uomini! Voi maschi… Ma le avete guardate, le mie fotografie? Le avete capite? No, caro, non le hai capite neanche tu! Bambine sì, le mie bambine, sono lì in primo piano, la macchina resta dietro, messa lì quasi senza significato. Le bambine guardano me, guardano il mare, non guardano l’automobile, lo capisci questo? Non sculettano davanti alla macchina, guardano me, sono con me…!”.

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head of design at Skylabs, prof at Abadir, one of AVAJA, cat feeder, good girl.

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Alessandra Rigano

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